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Recensione di "LORO" di Paolo Sorrentino

creato da Alessandra Lotti ultima modifica 11/06/2018 12:31

Taranto. Sergio Morra è un affarista che ha in mano la gestione di alcune escort usate per corruzione e festini. Sergio, però, ha un sogno: conoscere Lui, il Presidente, Silvio. Infatti, decide, insieme a Tamara, sua compagna, di spostarsi da Taranto a Roma, dove spera di compiere il salto di qualità. Qui fa la conoscenza, durante una particolare festa, di Kira, misteriosa donna, celebre per avere uno stretto rapporto con Lui. Intanto Tamara conosce l’ex-ministro Santino Recchia, personalità all’interno del partito del Presidente, e cerca di convincerlo a far mettere in contatto Lui e Sergio. Sia Recchia che Kira sembrano negare un possibile incontro tra Sergio e il Presidente, ma egli non demorde e decide di affittare una casa in Sardegna - proprio di fronte alla casa del Cavaliere - da riempire di donne, droga e alcol. Ma ecco che, dopo quasi un’ora di film, compare Lui, con un buffo travestimento arabo, mentre cerca di sorprendere la moglie, Veronica, che non sembra tollerare i vani tentativi del marito di attirare la sua attenzione. Mentre Veronica sembra essere sempre più distante, al governo la situazione è tragica: la sinistra ha vinto e a Silvio servirebbero solo 6 senatori per far cadere il governo. Allora decide di corromperli, promettendo posti in cinema e tv o ingenti somme di denaro come tangenti, riuscendo infine a far cadere il governo. Con le nuove elezioni e la conseguente vittoria, Silvio deve fronteggiare diverse problematiche, trascurando in parte il matrimonio con Veronica, che ha deciso di voler divorziare. Non mancano però le occasioni di svago, ed è proprio in occasione di una festa a casa sua che viene contattato Sergio Morra per provvedere alla presenza femminile. Ma l’esperienza è deludente sotto tutti i punti di vista, sia per Sergio, che sperava in qualcosa di più, sia per Silvio, che non riesce a conquistare una giovane ragazza, sia per Kira, che ha capito di essere ormai fuori dalle grazie del Presidente. Intanto, Silvio vede allontanarsi sempre di più alcuni suoi collaboratori politici storici e si trova ad affrontare una crisi di governo. Il sipario si chiude sulle immagini di uno dei momenti più tragici della storia italiana, il terremoto dell’Aquila, e un gruppo di pompieri, stanchi, che riescono a salvare una statua del Cristo da una chiesa ormai completamente distrutta.

 

Tecnicamente il dittico risulta perfettamente eseguito, a partire dalla splendida direzione della fotografia fino al più piccolo particolare scenografico. Lodevoli le interpretazioni da parte di tutto il cast, in particolare sono da segnalare un sorprendente Riccardo Scamarcio, un Fabrizio Bentivoglio e una Kasia Smutniak che si confermano attori di altissimo livello e poi un Toni Servillo che sembra ritagliarsi il ruolo da miglior attore italiano presente sulla piazza, con un’interpretazione formidabile del Cavaliere. Infatti, per quanto l’attore e la sua maschera non si assomiglino in maniera perfetta dal punto di vista del trucco, il modo di fare, le battute e l’accento rendono a pieno l’idea del soggetto rappresentato, quasi ipnotizzando lo spettatore, che, dopo pochi minuti dall’apparizione del Presidente, si sente come in balia di qualcosa di straordinario e unico, come se fosse lo stesso Silvio Berlusconi ad interpretare se stesso. La sceneggiatura è solida e ben strutturata e, nonostante ad alcuni possa sembrare prolissa, riesce a creare una serie di piccole storie o episodi che, alla fine, compongono un perfetto puzzle, in cui ogni pezzo va al suo posto. Infine, la regia di Sorrentino si presenta fluida e consapevole, allo stesso tempo didascalica e innovativa, cercando di innovarsi sempre di più. Forse, l’unica pecca è l’utilizzo eccessivo di slow motion che riguarda però esclusivamente la prima delle due parti.

 

Tra neorealismo e decadentismo, Sorrentino, ancora una volta, ci dipinge le fragilità della vita all’ombra del potere, le sfaccettature della noia e dell’esagerazione, e lo fa con feste, donne, balli e canzoni. Loro infatti non è un film su Berlusconi, è un film sul berlusconismo, su tutto ciò a cui Berlusconi è stato associato in Italia negli anni tra il 2006 e il 2010. Mischiando realtà e finzione, Sorrentino dipinge luci e ombre di uno dei personaggi più enigmatici della storia italiana contemporanea. Ma a Sorrentino, in questo caso, interessa l’uomo, non il politico, che viene rappresentato con tutte le sue debolezze e i suoi dubbi. Non mancano, certamente, metafore e allusioni ad eventi tragici, come il triste episodio del terremoto avvenuto a L’Aquila. Immediato è il confronto con un’altra opera del regista partenopeo, Il Divo, che raccontava la straordinaria vita di Giulio Andreotti, interpretato sempre dallo stesso Servillo. Mentre quest’opera è più incentrata sui sentimenti, Il Divo era più un giusto mix tra persona e politica, come se Sorrentino volesse sottolinearci la personalità di un uomo politico, che ha come unica preoccupazione lo stato, ovvero Andreotti, e un uomo in un certo senso viziato dal potere e dai suoi vantaggi, che a tutti i costi vuole tornare al suo posto e non perdere per alcun motivo il suo ruolo centrale nella politica italiana, ovvero Berlusconi.

 

 

Testo a cura di Federico Carrera

Studente Liceo Classico Muratori-San Carlo

Alternanza Scuola-Lavoro

presso l’Ufficio Politiche giovanili

del Comune di Modena

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