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CONVEGNO GIOVANI GENERAZIONI

creato da Eugenio Bignardi — ultima modifica 18/07/2014 11:06
Incontro nei palazzi della regione per parlare di ciò che è stato fatto in questi anni sui giovani dell'Emilia Romagna

 

Lunedì 14 luglio 2014 si è svolto un convegno per presentare il rapporto sociale della Regione sulle “Giovani Generazioni”. Destinazione Bologna Fiere quindi, per tutti i funzionari, tecnici e curiosi interessati al risultato della giunta regionale svolto in questi anni.

Hanno aperto l'incontro Teresa Marzocchi assessora alle Politiche Sociali e Donatella Bortolazzi assessora al Progetto Giovani, portando un saluto e riconoscimento a Vasco Errani, ex Presidente della Regione che ha dichiarato le dimissioni da poco. Riassumono l'operato con il desiderio di maggiore unificazione tra le strutture delle politiche giovanili e notano che, nonostante sviluppi e finanziamenti a favore dell'imprenditorialità, la disoccupazione giovanile aumenta. I NEET, coloro che non studiano e non lavorano, sono un campanello d'allarme concreto che se affrontato nel modo sbagliato produrrà grandi buchi nell'economia del Paese. Il contesto non è incentrato sull'analisi di questo fenomeno sociale, non si prenderà in considerazione la domanda di fondo della questione: perchè? Perchè ci sono i NEET? Perchè sono in aumento? Cosa li ha causati? Ci sarà poi chi darà una interessante visione in merito, ma procediamo per gradi.

Il report non viene poi esposto interamente per questioni di tempo ma, Gino Passarini, Responsabile Servizio Politiche familiari, infanzia e adolescenza, illustra la metologia con la quale è stato sviluppato. Riporta il significato della legge 14, matrice del rapporto, di promozione dell'autonomia e delle abilità giovanili a partire dalla prima infanzia.

E' stato poi presentato il “Future Lab”, un incontro di 60 esperti-visionari a confronto per trovare nuove parole chiave su cui fondare le azioni future:

 

Fusione innovativa riconnettere saperi diversi in nuove concezioni

Giocosità allestita adultità non più frenante ma stimolante

Rimescolamento incursivo servizi indirizzati al confronto esterno

Palestre di autonomia contesti sperimentali per l'autonomia dei giovani

 

A stimolare l'atmosfera visionaria è intervenuto Stefano Laffi Ricercatore sociale presso Agenzia di ricerca Codici. Ha provocato molto, mettendo in crisi il normale sistema di relazione verticale tra adulti – giovani. Occupandosi di questo nel suo lavoro, è uscito dall'automatismo “io sono adulto e so – tu sei giovane e non sai” ideando la triangolazione della realtà “adulto – giovane – contesto sociale” secondo la quale le cause delle reazioni sono sempre più complesse di quello che sembra, “non è mai colpa solo dei giovani” dice. Nel contesto sociale vede la chiave di svolta per i giovani, ma prima ricordiamoci quella domanda lasciata in sospeso: perchè c'è questa situazione di abbandono da parte dei giovani? Il problema parte dall'infanzia, quando l'individuo in piena ricchezza di originalità viene normalizzato. Nei giochi, nelle attività e proseguendo il percorso scolastico nel sapere. Una sovrascrittura di contenuti. Non serve la mia esperienza per connotare questo meccanismo come retrogado, pedagogicamente parlando. Basti pensare che l'Italia è uno dei pochi paesi che indirizza i percorsi scolastici a seconda dei bisogni del mercato del lavoro, non ai bisogni dei bambini, degli studenti, degli essere umani nel primo periodo di vita. Laffi colpisce: quanto stiamo sprecando? Quanti talenti, quanto potenziale, quanta vita? E' normale che un individuo in crescita sia frustrato se non trova ciò di cui ha bisogno, e tra i 10 e i 20 anni avviene la patologizzazione dell'infanzia. Marconi aveva 21 anni quando ha inventato la radio. I giovani non stanno trovando, in questo momento, un clima in cui inventare e innovare ciò che li circonda.

 

Il presente non è repertorio del possibile” Stefano Laffi

 

Come si può, allora, stupirsi nel vederli chiusi nel loro mondo? Non trovando punti di riferimento né contesti in cui esprimersi se ne creano altri lontano dalla collettività, i riferimenti diventano personaggi lontani proposti dai media e da internet. Hanno bisogno di “prove di realtà” dove sperimentare il quartiere in cui vivono, lasciamo che sia esso a trasformarli, a stimolarli. Arriva la proposta del sociologo: rompiamo l'assedio. Lasciamoli più liberi, da classificazioni, etichette, aspettative. “Dobbiamo consegnare autonomie e capacità e ripensare il ruolo degli adulti, perchè i pionieri sono loro” con queste parole marca ancora di più le responsabilità che ognuno di noi ha nel dibattito storico che stiamo vivendo, “abbiamo bisogno di nuove alleanze generazionali”.

A confermare quanto esposto interviene Damiano Razzoli Responsabile Comunicazione Interculturale Fondazione Mondinsieme portando la sua esperienza. Il centro, dal 2001, si occupa di favorire la coesione e partecipazione sociale tra gruppi diversi. In particolare con il progetto europeo Multiwalks che vede la nascita di una APP per smartphones un mezzo per portare la gente fuori di casa e farla interagire. Nel Comune di Reggio Emilia sono partiti dalla storia locale del partigiano Umberto Pistelli per realizzare murales su edifici, chiedendo anche agli anziani cosa volessero venisse raffigurato. Un modo di vedere, e usare, i murales nuovo, capacità di creare contatto e unione tra generazioni prima distanti.

E' poi il turno dell'acclamato Federico Taddia giornalista e conduttore di “Rai Scuola”. Parte con un il video “la voce dell'albero - Bartholomäus Traubeck” per sorprendere da subito con una storia originale, quella del graphic designer che ha fatto suonare un “disco” di tronco d'albero come fosse un vinile. Il relatore semina di storie e pensieri l'attenzione di chi ascolta senza esprimere chiaramente una sua posizione, lascia che siano i fatti a farci pensare. Porta vicende forti e apparentemente diverse tra loro come quella di Samia, atleta somala morta su un barcone per raggiungere l'Italia, e di Giulia, che a 20 anni si è diplomata dopo aver fatto 5 cicli di chemioterapia, vincendola. Per finire proietta un video dove, a camera frontale, viene chiesto a dei giovani se credono di essere belli. Silenzi, sorrisi, smorfie, occhiate, c'è chi dice “Sì... sono bello” e chi incoraggia una compagna dicendogli “forse non ti vedi pienamente bella perchè non sei pienamente felice”. Emozioni e reazioni difficili da trasportare con la scrittura. Consiglio la visione.

Chiude l'incontro Franca Biondelli Sottosegretaria al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali parlando dei provvedimenti del governo in materia di politiche giovanili e delle sue esperienze personali. Racconta della campagna elettorale con Hassam che “parla il dialetto piemontese meglio di me!” e dell'amarezza provata nel vederlo incompreso solo per il nome.

 

 

Eugenio Bignardi

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