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TRA LA PIAZZA DI IERI E IL CIELO DI OGGI

creato da eugenio bignardi ultima modifica 16/09/2014 14:40
Riflessioni sul FestivalFilosofia

Si sono conclusi i tre giorni della quattordicesima edizione del Festivalfilosofia. Non è stato facile far fronte ai quasi 200 eventi proposti, dovendo spesso scegliere tra due alternative ugualmente interessanti. Questa è stata la prima volta che sono venuto al festival e ne sono rimasto molto soddisfatto. Mi risulta quindi difficile fare paragoni alle volte scorse, ciò che ho sentito dire è che quest'anno c'era meno gente. Ero particolarmente curioso di assistere alle “lezioni magistrali” per avere un assaggio di quel tipo di insegnamento. A breve frequenterò il primo anno di Antropologia e volevo vedere se fossi riuscito a seguire dei concetti così complessi. La risposta è: nì. A volte mi perdevo per poi riprendere il filo del discorso con qualche buco, vuoi per il caldo, per la gente che passa e sembra stia sempre urlando, o per il maxischermo che blocca la diretta in Piazza XX Settembre ma c'era sempre un motivo buono per distrarsi. Questo mi ha fatto riflettere: anche all'università ci sarà sempre qualche buon motivo per distrarsi. Sarà difficile “stare sul pezzo”.

 

Ma torniamo al tema della Gloria. Molto mi è piaciuta l'esibizione di conoscenza e dialettica di Baricco (anche io sono uno di quei giovani che lo stava aspettando), che ha portato l'Illiade e la relativa storia di Achille. Infatti, come dice lui, si sarebbe dovuta chiamare “Achilleide” perchè tutto verte intorno a questo unico personaggio, forte calamità, spesso autodistruttiva, di tutte le vicende. Con piccoli e accesi dettagli il relatore ha fatto emergere la cultura greca, minuziosamente dedita alla memoria e alla glorificazione, nei suoi aspetti meno evidenti. Ha presentato il libro per quello che è, un insegnamento, un manuale di tradizioni che i greci facevano studiare alle nuove generazioni, affinchè ci fossero meno dubbi possibili sui fatti della vita. Punzecchiava l'animo della platea ricordando quanto dentro di noi, esseri occidentali del XXI secolo, siano radicati quei comportamenti che hanno contraddistinto la condizione umana per secoli e secoli. Non è un'esclusiva dell'intelletto umano del '900 l'erezione di un muro per risolvere un problema, gli Achei si comportavano già così nel 1200 a.C.. Non è una novità creata dall'innovazione mediatica lo stupro compulsivo che imperversa nella nostra società, gli Achei fondavano sulla razzia, di ogni essere o cosa, la loro sopravvivenza. Raggiunto un villaggio deportavano automaticamente tutti gli uomini e le donne venivano contate nella spartizione del bottino insieme al bestiame. Non erano in grado di immaginare uno stile di vita che si auto mantenesse se non con la guerra, unico mezzo ed unico fine. Ora forse si capisce meglio l'acutezza di quel pungiglione che Baricco nascondeva tra le mani. La storia dell'Illiade, attualissima, ci ricorda che non basta lo scorrere del tempo per migliorare, non basta andare all'università per diventare più saggi, ma bensì è necessario l'impegno continuo e consapevole.

 

Altresì stimolante è stata la riflessione dello spagnolo Javier Gomà incardinata sul concetto di Eterno. Dei dieci principali punti del discorso ne ho perso qualcuno, ma ho bevuto la sua teoria sulla crescita individuale paragonata alla vita di Achille (sì, anche lui!). Divide la vita in quattro fasi: infanzia, adolescenza, età adulta e anzianità. Nelle prime due siamo esseri in potenza, con tutte le possibilità ancora percorribili. Achille segna il distacco da queste fasi quando parte per la guerra. Abbandona la sua condizione di semi-dio, paga il prezzo della mortalità in cambio dell'individualità. Finchè vive tra le figlie del re Licomede continua a fare la vita che i suoi genitori hanno voluto per lui. Crescere significa fare scelte, più o meno volute, che ci tolgono da quella potenzialità generica e tracciano i confini della nostra identità. Così iniziamo ad essere solamente ciò che sta dentro quel contorno e non più tutto quello che ve n'è al di fuori. Nell'accettazione della mortalità il filosofo spagnolo vede la glorificazione della vita. Achille trovò la gloria sul campo di battaglia e, come lui, anche noi abbiamo un conflitto davanti: accetteremo la nostra individualità, per quanto mortale, delimitata, forse talvolta lenta, abitudinaria e non eroica come il Pelìde oppure rimarremo a nasconderci sperando che non arrivi un Ulisse a smascherarci?

 

 

 

Eugenio Bignardi

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