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UN MAFIOSO IN QUARTIERE (?)

creato da eugenio bignardi ultima modifica 30/01/2015 11:51
Una chiacchierata con Gerardo Bisaccia, coordinatore provinciale di Libera, ripercorrendo l'insediamento delle mafie nel territorio emiliano.

All'alba del nuovo anno giudiziario emerge un aumento dei processi per mafia nel territorio emiliano-romagnolo. Si sente spesso dire “Ah sì sì la mafia è anche al nord” in modo così scontato che non sembra necessario approfondire l'argomento, tanto si sa che c'è, no? Nella mia ignoranza ho avuto modo di ascoltare questi discorsi e anche di farli, pensando che bene o male fosse un arrivo di dieci-venti anni fa. Mi sbagliavo. L'ho scoperto approfondendo il tema con Gerardo Bisaccia (in foto), coordinatore provinciale dell'associazione contro le mafie Libera, scoprendo un mondo del quale avevo solo sentito parlare.

 

Già dagli anni '70 nel tessuto emiliano esisteva il fenomeno del Caporalato. Alle stazioni dei treni si trovavano queste persone che cercavano manovalanza, perlopiù giovane, da impiegare in campagna o in edilizia. Erano emissari di cosche meridionali che avevano bisogno di forza produttrice, possibilmente pagata poco. Dal 1972, e per la durata di due anni, a Sassuolo fu in soggiorno obbligato Gaetano Badalamenti, anche detto Don Tano, mandante dell'omicidio di Giuseppe Impastato. E' facile pensare che durante la permanenza abbia esteso l'influenza sul territorio. Nel 2006 quelli di ilsassolino.net hanno cercato di ricostruirne gli avvenimenti, ma con scarsi risultati. Tutt'ora nel distretto ceramico ci sono persone che si rifiutano di parlare, nonostante l'anonimato.

 

Gaetano Badalamenti

 

Agli inizi del '90 arriva a Modena Giovanni Tizian , calabrese, insieme alla famiglia. All'appello manca il padre Peppe Tizian , un funzionario di banca che non si era piegato, la 'ndrangheta l'ha ucciso a colpi di lupara dopo aver bruciato l'azienda del nonno. Ben presto si accorge della presenza della mafia anche nel modenese. Avendola conosciuta da vicino, ne riconosce subito i segni. Decide di concentrare la sua attenzione sulla 'ndrangheta non solo perchè calabrese, ma anche perchè è quella che tra tutte passa più inosservata. La Camorra si fa notare, spara molto. La 'ndrangheta invece si fonde al tessuto economico della comunità, operando in sordina.

 

Per fare un esempio, al giorno d'oggi controllano dalle sale giochi spesso truccate, ai supermercati, fino all'importazione e circolazione di droghe. Un milione viene speso in cocaina del Sud America e venduto con un ricavo di circa 70 milioni nel giro di 8 mesi. Di questi 29 sono usati per spese, uno si rimette in coca, e i restanti 40 vengono investiti.

 

L'attività di Giovanni ha portato all'avvio del processo Black Monkey, aperto il 30 marzo 2014, che vede imputate 23 persone considerate “membri di un sistema criminale con ramificazioni internazionali" che aveva aperto società di gestione di gioco d’azzardo on line illegale e un traffico di slot machine truccate per celare al fisco l’ammontare reale delle giocate. Durante l'udienza del 16 maggio, l'imputato Nicola Femia, difeso dall'avvocato Luca Cianferoni, ha minacciato il giornalista con queste parole «Se ho commesso un reato è giusto che paghi. Chi sbaglia deve pagare. Sbaglia Femia? Deve pagare Femia. Sbaglia il giornalista? Deve pagare il giornalista». L'intervento ha colpito tutti i presenti in aula, dando prova in prima persona di una intimidazione mafiosa. Tra il pubblico c'erano i rappresentanti di Libera e circa un centinaio di studenti di scuole superiori, in segno di solidarietà. A fine udienza sono state ricevute dal giudice richieste di costituzione di parte civile da parte del Consiglio dei ministri, i ministeri dell’Interno e di Giustizia, Sistema Gioco Italia, la Provincia di Modena e il Comune di Massa Lombarda. Si vanno ad aggiungere alle già accolte della Regione Emilia-Romagna, dell’Ordine nazionale dei giornalisti, di Sos Impresa Confesercenti. Tra questi ovviamente si schiera anche il giornalista Tizian che vive sotto scorta dal 2011, anno in cui vennero intercettate minacce in una telefonata tra Nicola Femia e l'imprenditore Guido Torello.

 

Gerardo mi racconta di quando si trova tra il pubblico in aula di tribunale con accanto i familiari degli imputati. E' un'esperienza forte. Sono a disagio, infastiditi dalla quantità di persone antagoniste. Per il processo Black Monkey capita addirittura che non entrino neanche perchè l'aula è già piena di sostenitori della parte civile. Un gesto forte, quello di schierarsi in aula contro le mafie, che segna il passo di un cambiamento.

 

 

A Modena Libera propone itinerari didattici insieme a MeMo e Coop Estense rivolti alle scuole medie e superiori, insieme al progetto “Spesa pizzo zero” della Coop.

In particolare l'associazione si sta concentrando per l'evento prossimo Giornata della Memoria e dell'Impegno prevista a Bologna il 21 marzo, alla scorsa edizione contò 150000 presenze, che quest'anno si intitola “La verità illumina la giustizia”. Lo slogan è “100 passi verso 21 marzo” in cui il corteo attraverserà il centro storico leggendo i nomi delle vittime. Concluderà il discorso di Don Luigi Ciotti, fondatore dell'associazione. Al pomeriggio ci saranno più di 40 laboratori tematici attivi in centro.

 

 

www.libera.it

 

 

Eugenio Bignardi

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