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UN PASSO DI PACE

creato da eugenio bignardi ultima modifica 24/09/2014 14:21
Cos'è successo durante la manifestazione del 21 settembre?

Il 21 settembre alle ore 08:00 da Modena parte un pullman in direzione Piazza Michelangelo, a Firenze. A parte me, e due giovani studentesse universitarie, a bordo ci sono modenesi facenti parte di associazioni e enti che si impegnano per la Pace. Ed è proprio questo il motivo della partenza. Alle 11:00 comincerà la manifestazione “Un Passo di Pace” che attira attenzioni da tutto il Paese e vede la firma di più gruppi che da tempo sono attivi sul tema (Sbilanciamoci, Tavolo Interventi Civili di Pace, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo). Hanno deciso di organizzare questo evento agli albori dell'estate, quando in Palestina si respirava già fumo di guerra.

 

E' proprio quel conflitto a fare culminare la necessità di uno stop, sonoro, ai tanti campi di combattimento. Un grande evento per dire che esistono alternative, per un cambio di passo nelle politiche internazionali che non possono più permettersi di costruire il benessere di pochi a discapito di tanti. L'approccio, maturo, non punta il dito alle conseguenze ma bensì cerca le origini radicate nella cultura. Anche per questo sul palco si sono succedute diverse testimonianze con la medesima efficacia nel destare la sensibilità collettiva.

Mai Al Kaila, la donna che durante la reclusione ha diretto la resistenza delle altre detenute e ambasciatrice della Palestina in Italia, ha portato i saluti di Abu Mazen.

 

Vengo dalla terra di Palestina, con 2000 persone morte, più di 400000 senza casa e non per terremoti o tsunami ma per una politica israeliana atta alla conquista, e non alla difesa, del territorio. Lo dimostrano i 6000 dunam di terra presi per fare posto alla colonia. Lo dimostrano i trattamenti riservati ai palestinesi dentro il territorio israeliano!”

 

FREE PALESTINE” questo è il coro con cui si è concluso l'intervento dell'ambasciatrice. Lorenzo Porta del Movimento Non-violento ha poi introdotto alcuni video di obiettori di coscienza israeliani. Un caso è quello di Nathan Blank che afferma “Ci dicono che a breve si risolverà, che ci saranno due Stati, ma la realtà è diversa”. Nel 2012 ha rifiutato di arruolarsi nel servizio militare che per gli uomini dura tre anni. Dopo un lungo periodo, dove è stato anche incarcerato, ora presta servizio presso l'equivalente della Croce Rossa italiana. Il movimento dei refusenik, coloro che dicono “no” alla leva, è in espansione. Sta facendo scalpore l'iniziativa di una cinquantina di giovani in età di leva (uomini e donne) che hanno scritto al premier Benjamin Netanyahu, con toni molto forti, di non aver alcuna intenzione di servire nell’esercito che occupa militarmente i territori palestinesi. Il testo della lettera parla di violazione dei diritti umani e di crimini di guerra e continua sulla leva obbligatoria “Modella il sistema educativo, condiziona le nostre opportunità di lavoro, favorisce il razzismo, la violenza etnica, la discriminazione di genere”.

Hanno anche aperto un magazine online dove diffondono notizie continue sulla situazione, si chiama 972mag.com .

 

Noi continuiamo a resistere in modo non-violento, la nostra lotta è la lotta dell'umanità per la pace e la libertà!”

 

Durante l'evento è stata anche annunciata la data d'inizio della campagna di raccolta firme per l'istituzione di un Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta per il 2 Ottobre. Per l'iniziativa popolare servono 50000 firme e ci sono pochi mesi a disposizione. L'intento è quello di affermare la possibilità di assolvere all’obbligo costituzionale dell’articolo 52 con una struttura di Difesa civile alternativa a quella prettamente militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l'opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.

 

Tra un intervento e l'altro non sono mancate band a dare il loro supporto morale-musicale alla causa. Per chiudere in bellezza, le note di Bella Ciao hanno echeggiato nella piazza.

 

 

Eugenio Bignardi

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